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Cambiamento Demografico, Pensioni,Silver Economy by Michael Strobaek

Michael Strobaek, 48 anni, dal 2013 è Global Chief Investment Officer (CIO) e responsabile Investment Solutions & Products di Credit Suisse. Danese, in precedenza ha lavorato per un family office svizzero e UBS

Viviamo sempre più a lungo e questo sta cambiando radicalmente l’economia e la società. Abbiamo discusso dei pro e dei contro dell’evoluzione demografica con Michael Strobaek, Global Chief Investment Officer of Credit Suisse.

 

Bulletin: Signor Strobaek, l’invecchiamento della popolazione è un bene o un male per le economie nazionali?

Michael Strobaek: Sono noto come uno che non ama i giri di parole, ma a questa domanda devo rispondere che il cambiamento demografico è un bene e un male. In termini generali, l’allungamento della vita è una benedizione. Chi non vorrebbe vivere più a lungo godendo per di più di una maggiore salute? La «Silver economy» (in inglese)è molto positiva anche per l’economia, di sicuro se ne parlerà anche in futuro.

Qual è il ma?

… Ma il cambiamento demografico comporta problemi di finanziamento che in molti paesi industrializzati sono già acuti. La ragione è da ricercare in una combinazione tra la rigidità delle opere sociali e la poca flessibilità dei mercati del lavoro.

Cosa significa concretamente?

Le opere sociali non saranno più in grado di finanziare gli anziani. Quando nel 1948 in Svizzera fu introdotta l’AVS, i lavoratori erano più di sei per ogni beneficiario di rendita, trent’anni dopo solo due. Dal 1948 l’aspettativa di vita in Svizzera è aumentata di circa 14 anni, ma l’età del pensionamento è rimasta ferma a 65 anni.

Quali sono le sue conclusioni?

Se le persone vivono più a lungo possono e devono andare in pensione più tardi. Naturalmente non tutte le professioni si conciliano con l’avanzare dell’età, ma sono convinto che ci sarà lavoro a sufficienza, sebbene a salari più bassi. Ma il punto è un altro.

E cioè?

Il problema principale non è l’invecchiamento della popolazione, su questo non possiamo farci nulla. La malattia della società moderna è la bassa natalità. Non si fanno bambini, oppure uno o due al massimo.

Il fatto che anche il padre abbia un ruolo nell’accudimento dei figli è ancora del tutto ignorato in questo paese.

Michael Strobaek

Come mai?

Ho tre figli e parlo per esperienza personale, so quanto sia complicato e costoso mantenere una famiglia numerosa in Svizzera. Molte cose funzionano in modo sbagliato.

Che cosa deve cambiare?

Si metta nei panni di una madre alla ricerca di un posto di lavoro in una grande azienda che sia conciliabile con l’accudimento dei figli. Un’impresa titanica! Nel bel mezzo della giornata la scuola rimanda i bambini a casa.

L’argomento le sta a cuore.

La politica non se ne vuole occupare, non vuole affrontare il tema di come creare posti di lavoro compatibili con la cura dei bambini e facilitare il ritorno delle donne alla carriera. Servono posti negli asili nido e scuole a tempo pieno, ma deve essere anche socialmente accettabile che un genitore, madre o padre che sia, vada a prendere i figli a scuola alle 16.00. Il fatto che anche il padre abbia un ruolo nell’accudimento dei figli è ancora del tutto ignorato in questo paese.

Conclusioni?

Esclusa la migrazione, non ci sono molte alternative per stabilizzare da subito la popolazione attiva e di conseguenza le assicurazioni sociali. Per essere conciso: dobbiamo fare più figli, conciliare famiglia e lavoro, e posticipare il pensionamento. È l’unica formula.

In generale direi che probabilmente la cosa migliore sarebbe vincolare in qualche modo l’età di pensionamento all’aspettativa di vita e alla crescita economica

Michael Strobaek

Quale sarebbe un’età pensionabile realistica?

Difficile a dirsi, dipende da paese e paese. In Giappone, ad esempio, la nazione più longeva, l’età media di pensionamento effettivo degli uomini è già oggi 69 anni e si discute di portarla a 75. In generale direi che probabilmente la cosa migliore sarebbe vincolare in qualche modo l’età di pensionamento all’aspettativa di vita e alla crescita economica.

Ha menzionato l’impatto positivo dell’invecchiamento per le economie nazionali. Ce ne parla in concreto?

I baby boomer, che stanno andando ora in pensione, sono storicamente la generazione più benestante. In tutto il mondo sono la fascia d’età di consumatori a più rapida crescita. Cambieranno notevolmente la struttura della domanda. Se questa generazione spende, è un bene per le economie.

L’evoluzione demografica è anche una delle maggiori sfide per la democrazia moderna

Michael Strobaek

Quali settori ne beneficeranno?

I temi sanitari diventeranno sempre più importanti, così come le soluzioni di residenza assistita e in generale i prodotti e i servizi rivolti ai più anziani. Cresce l’esigenza di sicurezza. Dopo il pensionamento molti possono finalmente esaudire dei sogni relativi a viaggi a tempo libero. Ad approfittare del desiderio di condurre una vita più attiva e di migliorare il proprio aspetto fisico saranno i settori del fitness, della bellezza e i produttori di integratori alimentari. Anche la domanda di soluzioni di assicurazione sulla vita e di gestione patrimoniale specifica è destinata a crescere. Abbiamo riunito tutti questi fenomeni nel Supertrend «Silver economy» (in inglese).

L’aumento dell’età media porterà le società occidentali a essere tendenzialmente più prudenti e conservative?

Ritengo di sì. Da questo punto di vista l’evoluzione demografica è anche una delle maggiori sfide per la democrazia moderna. Come tutti gli altri gruppi demografici, anche le persone più anziane votano in primis a tutela dei propri interessi e solo in seconda battuta per il bene nazionale o collettivo. Come detto, prima vogliono garantire il sistema sanitario e una maggiore sicurezza pubblica e ampliare l’assistenza agli anziani. Nel 2025 l’età media dei votanti sarà di 60 anni.

Perché è un problema?

Così una parte della popolazione riesce a imporre tutti i propri interessi facendo sì che a pagare siano gli altri. Il denaro necessario non lo si può creare dal nulla, prima o poi verrà a mancare. Margaret Thatcher, per anni primo ministro britannico, una volta riassunse così la questione: «The problem with socialism is that you eventually run out of other people’s money». [«Il problema del socialismo è che prima o poi i soldi degli altri finiscono», N.d.R.]

Viviamo dunque a spese dei giovani?

Esatto. Le prestazioni convenute per le assicurazioni sociali superano già oggi le entrate. Nelle casse pensioni, aliquote di conversione e tassi d’interesse tecnici troppo elevati causano una ridistribuzione tra le generazioni. Il sondaggio sul settore delle casse pensioni condotto da Credit Suisse stima che ogni anno circa 5,3 miliardi di franchi vengono ridistribuiti dagli assicurati attivi ai beneficiari di rendite, sono 1300 franchi all’anno per ogni lavoratore. Nella previdenza professionale questa ridistribuzione non è prevista dalla legge. Persino il Consiglio federale ha parlato di «ridistribuzione illegale».

Molte persone non hanno risparmi sufficienti per quando andranno in pensione.

Michael Strobaek

Con la votazione «Previdenza 2020» è stata rigettata anche una riduzione dell’aliquota di conversione dal 6,8 al 6 per cento.

Secondo i nostri calcoli, se non aumentiamo l’età di pensionamento persino il 6 per cento sarebbe ancora troppo.

La previdenza privata diventa quindi più importante?

Esatto. Molte persone non hanno risparmi sufficienti per quando andranno in pensione. E in caso di problemi interviene lo Stato, cioè i contribuenti. Il nostro sondaggio sulle casse pensioni ha anche evidenziato che per i redditi più bassi è difficile accantonare denaro nel risparmio privato. Nel loro caso l’AVS, la rendita statale, rimane fondamentale. Anche nella ricca Svizzera molte persone hanno troppo poco per poter vivere senza pensieri, e in altri paesi la situazione è ben più drammatica.

Quanto denaro è necessario accumulare entro i 65 anni per vivere decorosamente?

Dipende soprattutto dalle esigenze personali, da dove si risiede e da quanto ammonta l’affitto. Prendiamo come esempio una coppia di ceto medio, residente in un agglomerato in un appartamento in affitto da 2000 franchi al mese e i cui figli sono già fuori casa – in tal caso stimerei 5000–6000 franchi al mese.

6000 franchi al mese per una vita residua di 20 anni fa 1,44 milioni di franchi. Come si mette insieme quella cifra?

Risparmiando il più possibile nel secondo pilastro.

Nei prossimi 25 anni lo sviluppo tecnologico, la robotizzazione e l’automazione cambieranno la nostra vita e il mondo del lavoro in modi che non possiamo nemmeno immaginare. E ci saranno vantaggi per le persone anziane.

Michael Strobaek

Perché è più conveniente che investire il denaro?

Perché i versamenti nella cassa pensione sono deducibili dalle imposte, un’opportunità estremamente interessante. Il denaro poi è dedotto dallo stipendio e non si ha la tentazione di spenderlo. Dovrebbe però essere più facile decidere autonomamente la strategia d’investimento nella parte sovraobbligatoria. Posso però toccare ancora un altro aspetto destinato ad avere un grosso peso sul nostro futuro?

Prego.

Nei prossimi 25 anni lo sviluppo tecnologico, la robotizzazione e l’automazione cambieranno la nostra vita e il mondo del lavoro in modi che non possiamo nemmeno immaginare. E ci saranno vantaggi per le persone anziane. Sarà possibile sostituire parti del corpo e persino interi organi. La risposta al problema della cura e dell’assistenza alle persone più anziane saranno i robot.

Questi progressi renderanno anche superfluo il lavoro umano. Sarà possibile avere uno stato di piena occupazione?

No. Il grosso problema del futuro è che i disoccupati saranno milioni.

Che fare dunque?

Bisogna assicurare il sostentamento di queste persone.

Con una sorta di reddito di base incondizionato?

Esatto, altrimenti la gente si ribellerà come durante la Rivoluzione francese, quando trascinò la nobiltà alla ghigliottina su Place de la Concorde.

Le strutture del mondo del lavoro devono essere sostituite da altre, individuali e personali.

Michael Strobaek

Chi lo finanzierà?

I contribuenti, ma la vera questione è: quale sarà l’oggetto fiscale? Bill Gates ha proposto una tassa sui robot che sostituisca l’imposta sui redditi delle persone fisiche e gli oneri sociali che verranno a mancare per via dell’automazione. La risposta a questa domanda la nostra società deve ancora trovarla.

Il lavoro definisce anche la nostra identità e la nostra esistenza. Che cosa faranno tutti questi disoccupati?

Questa è la sfida. Le strutture del mondo del lavoro devono essere sostituite da altre, individuali e personali. Gli stimoli intrinseci sostituiranno quelli estrinseci, le conseguenti difficoltà saranno già note a tutti. Se le persone avranno la sicurezza materiale allora potranno dedicarsi ad esempio all’assistenza ad anziani o bambini.

Lei ha tre figli piccoli. Che cosa consiglierebbe loro per avere successo nel lavoro?

Suonerà banale, ma una buona formazione è la cosa più importante. Poi devono specializzarsi, sviluppare una competenza chiave, altrimenti saranno superati dall’automazione. Infine consiglierei ai miei figli di andare in Asia, per imparare il mandarino e osservare il mondo da là. In futuro il mondo occidentale non sarà più la prima potenza né l’inglese la lingua principale.

FONTE : bulettin credit suisse

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