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CATASTO: Riforma del catasto, tasse cinque volte più alte sugli immobili

08 Apr 2018, by Your Solution in educazione finanziaria, EFPA ITALIA, FINANZA ABC - il Risparmio di Oggi e' il Pane di Domani, Giusy Biondelli - Educatrice Finanziaria, imposte tasse, Maurizio Poli -Educatore Finanziario

CATASTO: Riforma del catasto, tasse cinque volte più alte sugli immobili

La riforma annunciata, ma finora rimasta lettera morta, moltiplicherebbe il valore delle case nelle grandi città, sia in centro, sia in periferia. Ma anche il conto del fisco

Fino a cinque volte di più in centro, almeno il doppio in periferia. Se le tasse sugli immobili fossero calcolate sui valori di mercato, gli imponibili fiscali a Milano schizzerebbero alle stelle.

Nella scorsa legislatura la riforma del catasto, che prevede la convergenza tra fisco e mercato, si è arenata in dirittura d’arrivo di fronte all’evidenza che non si potrebbero più applicare le aliquote ora in vigore se non si vuole depauperare famiglie e imprese e dare il colpo di grazia al mercato immobiliare.

L’invarianza di gettito sbandierata come fiore all’occhiello della riforma, era in pratica impossibile da ottenere.

Nella legislatura appena avviata chi governerà si troverà di nuovo al bivio, tra mantenere lo status quo perpetuando una situazione di evidente ingiustizia visto che gli estimi in vigore sono la fotografia, già sfocata all’origine, della situazione di trent’anni fa, o cercare i correttivi, molto complicati da escogitare, per rendere i nuovi valori sostenibili.

Per le nostre tabelle abbiamo confrontato le quotazioni a Milano relative al secondo semestre 2017, rese note dall’Agenzia delle Entrate nelle scorse settimane, con gli estimi catastali ancora in vigore.

Per quanto riguarda le case abbiamo ipotizzato che si tratti dell’abitazione principale del contribuente, e quindi con esenzione da Imu, per questo abbiamo considerato l’imponibile ai fini delle imposte di trasferimento: va infatti ricordato che l’imposta di registro si paga sul minor valore tra l’imponibile fiscale e il prezzo reale di acquisto.

Per il non residenziale invece abbiamo considerato l’imponibile ai fini Imu e non quelle di acquisto perché già ora le imposte sono computate sul prezzo reale.

Infine, siccome gli estimi sono ancora espressi sulla base dei vani catastali e non dei metri quadrati, per la conversione dei valori abbiamo usato il dato medio ricavabile dalle statistiche catastali: 20 metri quadrati a vano per le abitazioni A2, 17,52 metri per le A3, 23,40 per gli uffici. I negozi sono già oggi calcolati a metro.

Scendendo nel dettaglio, per le abitazioni di pregio abbiamo considerato immobili centrali nelle classi catastali più costose della categoria A2, e lo scarto tra mercato e fisco arriva a superare nelle aree di maggior valore anche il 400%.

Per le case A2 di finitura media in zona residenziale si è costantemente sopra il 300% mentre per gli alloggi di più modesto valore in periferia e in classe A3 il gap supera comunque il 100%.

Il discorso cambia nel non residenziale. La differenza tra valore attuale e imponibile Imu per gli uffici nelle aree di pregio arriva fino al 100% ma tende ad annullarsi in periferia.

Mentre per i negozi se si escludono Vittorio Emanuele e il Quadrilatero l’imponibile fiscale è addirittura superiore al valore.

Qui però bisogna considerare che il valore di mercato indicato dall’Agenzia per i negozi top è lontanissimo da quello reale: secondo il listino il costo massimo infatti e di 21.400 euro al metro quadrato, mentre in Monte Napoleone i prezzi sono almeno cinque volte superiori.

FONTE: corriere della sera

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