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CR7 – Ronaldo in Italia, 100mila euro di tasse sui redditi prodotti all’estero

11 Lug 2018, by Your Solution in educazione finanziaria, efficenza fiscale, financial literacy

CR7 – Ronaldo in Italia, 100mila euro di tasse sui redditi prodotti all’estero

CR7 RONALDO E LE TASSE IN ITALIA

CR7 #ronaldo #tasse 100mila euro per i redditi esteri + IRPEF Praticamente CR7, la cui fortuna personale viene stimata in 300 milioni di euro, si troverà a pagare all’Italia un forfait annuo di 100mila euro per tutti i soldi guadagnati all’estero contatti Maurizio Poli​ www.mauriziopoli.it 0372.20405 m.poli@your -solution.it Your Solution​ fonte: https://goo.gl/HDBYT3

Dopo l’ufficialità del passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, autorevoli organi di stampa come Sole24Ore e Calcio e Finanza hanno ricordato come, grazie ad una sorta di “flat tax”, sportivi con importanti asset all’estero possano essere favoriti da una norma che punta al rientro nel paese dei grandi contribuenti.

Praticamente CR7, la cui fortuna personale viene stimata in 300 milioni di euro, si troverà a pagare all’Italia un forfait annuo di 100mila euro per tutti i soldi guadagnati all’estero (diritti di immagine, patrimoni immobiliari etc.). Le sue attività economiche si snodano tra Lussemburgo, Jersey, Panama, Isole vergini britanniche, Madeira e la Svizzera.

Abbiamo chiesto all’avv. Francesca Amaddeo, collaboratrice scientifica del Centro Competenze Tributarie della Supsi di Lugano, di spiegarci in maniera semplice quante tasse dovrà pagare l’asso portoghese spostando la sua residenza fiscale in Italia.

100mila euro per i redditi esteri + IRPEF

Se Ronaldo dovesse trasferire la sua residenza in Italia nel luglio 2018, l’anno prossimo si troverà a fare la dichiarazione dei redditi.

A quel punto pagherà 100mila euro forfait, a coprire tutte le fonti di reddito estere, oltre all’imposta sui redditi italiani.

In pratica: 100mila euro l’anno + le tasse sul reddito percepito in virtù del contratto con la Juventus. L’aliquota Irpef sul suo stipendio è del 43% (il netto dovrebbe essere di 30 milioni all’anno).

Questo per i prossimi 15 anni, passati i quali potrebbe decidere di spostare la residenza fiscale altrove.

Secondo la legge di Bilancio 2017, che ha introdotto nel TUIR (Testo Unico Imposte sul reddito) l’art. 24 bis, l’imposta sostitutiva fissa annuale sui redditi prodotti all’estero si applica anche ai familiari al seguito nella misura di 25.000 euro.

L’opzione ha valenza a partire dall’anno di imposta in cui è esercitata, ovvero dal momento in cui viene trasferita la residenza in Italia e viene revocata d’ufficio (quindi, cessa necessariamente) decorsi 15 anni dall’esercizio dell’opzione stessa.

Non ha efficacia retroattiva e quindi non si applica ai redditi “passati”.

Chi intende trasferirsi in Italia, inoltre, dovrebbe presentare un interpello all’Amministrazione finanziaria, in cui deve indicare il paese (o i paesi) in cui ha avuto l’ultima residenza fiscale (prima del trasferimento), così da consentire a queste giurisdizioni di prendere coscienza dello spostamento e di poter eventualmente procedere alla chiusura della posizione in detto territorio.

La ratio che ha spinto il legislatore italiano ad introdurre una misura di questo tenore, simile ad uno schema noto come “Residenza per investimento” (in inglese, Residence-by-investment, RBI) è quella di incentivare i contribuenti (che non abbiano avuto la residenza fiscale in Italia per nove anni in un periodo considerato sui dieci anni precedenti) a spostare il proprio “contributo fiscale” nella penisola italiana, favorendo il “rientro dei grandi contribuenti”.

Questi schemi RBI, oppure di “cittadinanza-per-investimenti” (citizenship-by-investment, CBI), sono rinvenibili in 32 paesi tra quelli membri dell’Organizzazione per le Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), tra cui Canada, Grecia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti (questi offrono RBI), mentre l’unico paese OCSE che offre sistema CBI è l’Austria.

fonte: EURONEWS

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