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Lasciare i nostri beni a chi ci è caro

Lasciare i nostri beni a chi ci è caro

Tra tassazione e desideri.

La ricchezza è costituita dal proprio lavoro o da ciò che ci è stato lasciato dalla generazione precedente; in questo ultimo caso, gli Stati possono, come in Italia, applicare imposte di successione sul patrimonio, in base a logiche e modelli che possono prevedere deroghe in caso di situazioni giudicate con favore dalle Istituzioni.

3-1Le imposte, si sa, non piacciono quasi a nessuno: è bene, tuttavia, quantomeno coglierne il senso, per allargare gli ambiti entro i quali esercitare un giudizio.

L’imposta di successione, in particolare, è malvista perché implica due assunzioni di base:

 

 

  1. Che si possa tassare ulteriormente un patrimonio già tassato

  2. Che i figli debbano pagare per i meriti dei padri e delle madri

A questo si aggiunge, in Italia, una normativa che introduce differenti trattamenti, avvantaggiando alcuni nuclei familiari rispetto ad altri, ed in particolare le coppie eterosessuali sposate e le coppie omosessuali regolate dalle unioni civili. Le coppie eterosessuali conviventi sono tenute fuori da agevolazioni e deroghe.

E’ utile, tuttavia, rammentare che le imposte di successione nascono da un pensiero filosofico e politico che ritiene di non dover premiare il fatto, giudicato del tutto casuale, di essere nati in una famiglia ricca, e che le imposte di successione si inquadrano in un ragionamento volto a riequilibrare le posizioni differenti alla nascita, dando a tutti condizioni di partenza simili, entro le quali esercitare o meno il proprio merito e talento individuale. Da qui pensieri ricorrenti, a partire da quello di Henri de Saint-Simon, sulla necessità di trasferire il patrimonio alla propria morte allo Stato (oggi questo accade solo in assoluta mancanza di eredi).

Questo tuttavia pone nuove domande, e porta a riflettere sulla destinazione effettiva delle imposte di successione. Può darsi, ad esempio, che se una elevata imposta di successione andasse a supportare la possibilità di studiare dei ragazzi meno favoriti, o fosse investita direttamente in riduzione delle diseguaglianze alla nascita, l’imposta sarebbe meno indigesta.

25244549 - close up of the hands of a businessman in a suit signing or writing a document on a sheet of white paperCiò premesso, in Italia si assiste di continuo al dibattito sull’inasprimento delle imposte di successione, dato che tassare il patrimonio appare più equo e produttivo in termini di consumi (e quindi di PIL) che tassare i redditi. Le imposte sulla casa sono un esempio nitido di questa tendenza al “rialzo”.

E noi cittadini? Come possiamo affrontare ordinatamente il tema? Innanzitutto, acquisendo consapevolezza sullo stato del nostro passaggio generazionale; bisogna dunque approfondire il tema e interessarsi, appena possibile, del proprio “stato dell’arte”.

Le domande da porsi, prioritariamente, sono:

  1. A chi e in quali parti vorrei che il mio patrimonio fosse ripartito alla mia morte? La domanda evidenzia i desideri, la situazione ideale di arrivo che costituisce un opportuno punto fermo per definire i propri obiettivi.

  2. Qual è la mia situazione attuale? Le leggi in vigore e la mia allocazione attuale del patrimonio consentono di poter lasciare la mia ricchezza coerentemente con quanto desidero fare? Qui, in pratica, bisogna verificare se i desideri e gli obblighi coincidono, confrontandosi con un esperto in tema di passaggio generazionale. Nel caso in cui desideri e situazione attuale non coincidano, è bene porsi la domanda 3:

  3. Ci sono modalità rispettose delle leggi che consentono modifiche utili per avvicinarmi il più possibile all’idealità? E se sì, quali strumenti possono essere adoperati, con che costi e con quali benefici attesi? (testamento, assicurazioni caso morte ecc)

Domande semplici ma di forte impatto che, ancora una volta, sconsigliano approcci ingenui o “fai da te” a temi forse non complessi ma certo complicati.

FONTE: OSSERVATORIOSENIOR

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