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affidamento fiduciario

Affidamento Fiduciario – L. 112/2016 (c.d. legge sul “Dopo di noi”).

Assimilabile al trust il fondo speciale da contratti di affidamento fiduciario

Lo Studio del Notariato n. 15-2019/T esamina la fiscalità diretta del fondo speciale regolato da contratti di affidamento fiduciario, come disciplinato dall’art. 6 della L. 112/2016 (c.d. legge sul “Dopo di noi”).

Si ricorda che la L. 112/2016 ha previsto l’utilizzo, per la tutela degli interessi del disabile grave, accanto ai trust e ai vincoli di destinazione di cui all’art. 2645-ter c.c., anche dei “fondi speciali, composti da beni sottoposti a vincolo di destinazione e disciplinati con contratto di affidamento fiduciario”.

Si tratta, secondo il Notariato, di un contratto atipico, ancorché nominato, il quale consente di vincolare taluni beni allo scopo di tutela del soggetto debole, affidando a un terzo (il c.d. “fiduciario”) la gestione dello stesso, utilizzando l’apposito contratto di affidamento fiduciario, accessorio allo costituzione del fondo.

Per mezzo di questo strumento, in breve, il fiduciante si accorda con l’affidatario affinché questo impieghi i beni affidatigli a favore di uno o più soggetti deboli (che configurano i beneficiari), secondo il programma delineato dall’affidante e accettato dall’affidatario.

La costituzione del fondo realizza il vincolo di destinazione, che determina, per il disponente, la perdita della disponibilità dei beni e, per l’affidatario, una disponibilità solo limitata al fine di perseguire lo scopo cui i beni sono destinati.

Le norme sull’imposizione diretta del fondo speciale, secondo il Notariato, sono scarne e poco chiare.

Per quanto concerne la costituzione del fondo speciale e la sua dotazione, il Notariato rileva come l’art. 6 comma 9 della L. 112/2016 (come modificato, con decorrenza 11 settembre 2018, dall’art. 31 comma 2 del DLgs. 105/2018), disponga letteralmente l’applicabilità di:

– una detrazione dall’imposta lorda sull’IRPEF pari al 35% dell’erogazione (in virtù del rinvio all’art. 83 comma 1, secondo periodo del DLgs. 117/2017;

– e una deduzione dall’IRPEF pari al 20% del reddito complessivo dichiarato per gli oneri sostenuti per le erogazioni liberali in danaro effettuate con modalità tracciabili o in natura, a favore del fondo speciale e, comunque, per un importo complessivo dell’erogazione non superiore a 100.000 euro in ciascun periodo di imposta.

Letteralmente, la norma parrebbe consentire il cumulo delle due misure, ma ad avviso del Notariato tale lettura non rispecchia la volontà del legislatore: il fatto che le due misure abbiano differente ambito soggettivo di applicazione induce i notai ad affermare che il contribuente possa optare per l’una o per l’altra.

La deduzione è ammissibile anche per le erogazioni in natura, ma un successivo decreto dovrà definire le tipologie di beni ammessi alla deduzione.

Il Notariato ritiene che, in caso di erogazioni in natura, la forma pubblica dell’atto sia condizione per l’agevolazione.

In capo al soggetto beneficiario del trasferimento non si realizzano presupposti reddituali, data la natura liberale dell’attribuzione.

Con riferimento alla tassazione dei redditi eventualmente prodotti dal fondo, il Notariato propone di applicare la disciplina del trust, tenuto conto che l’art. 73 comma 3 del TUIR fa espresso riferimento ai “trust e gli istituti aventi analogo contenuto”.

In questo contesto, il fondo potrebbe astrattamente avere natura sia commerciale che non commerciale; ma, ad avviso dello Studio, nella più parte dei casi sarà inquadrabile nella categoria degli enti non commerciali, limitandosi a un’attività di godimento del patrimonio destinato.

Secondo il Notariato, il fondo speciale disciplinato da contratto di affidamento fiduciario “Dopo di noi”, configurando un patrimonio autonomo e separato, assume una propria soggettività tributaria: “ne discende che i fondi speciali della L. Dopo di Noi rientrano tra i soggetti IRES nella categoria delle «altre organizzazioni»”.

Pertanto, ove non sia possibile individuare chiaramente i diritti del beneficiario sull’accrescimento del fondo, per i notai, il fondo speciale risulta assimilabile a un trust opaco e “il soggetto passivo di imposta è il fondo speciale, non potendosi realizzare alcun fenomeno di imputazione per trasparenza nei confronti di altri soggetti”. In questo caso, il fondo determina il reddito, presenta la dichiarazione e paga l’imposta (IRES).

Invece, ove il beneficiario vanti una posizione giuridicamente tutelata sui redditi del fondo, questi gli dovranno essere imputati ed egli sconterà l’IRPEF.

La devoluzione finale dei beni del fondo, alla morte del beneficiario (art. 6 della L. 112/2016), secondo il Notariato non fa emergere reddito imponibile, inquadrandosi come fenomeno successorio avente natura liberale.

Qualche dubbio potrebbe residuare solo nel caso in cui venisse indicato come beneficiario finale il soggetto affidatario, atteso che l’attribuzione potrebbe essere intesa in funzione remuneratoria dell’incarico da questi svolto e, quindi, tassata come reddito di lavoro autonomo o diverso a seconda che rientri o meno nell’esercizio abituale della professione.

FONTE: LALENTESULFISCO 

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