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alfabetizzazione finanziaria

Cina: A 8 anni a lezione di finanza

05 Apr 2019, by Your Solution in educazione finanziaria, FINANZA ABC - il Risparmio di Oggi e' il Pane di Domani

A 8 anni a lezione di finanza, così la Cina batte tutti in educazione finanziaria

Che cos’è un intermediario finanziario? E un guadagno in conto capitale? E la differenza tra un’azione e un’obbligazione? Qualsiasi iscritto a un corso di economia dovrebbe saper rispondere.

Per chi ha studiato altro, invece, non c’è nulla di male a far scena muta (anche se forse sarebbe meglio averne almeno una vaga idea).

Ma addirittura aspettarsi una spiegazione circostanziata da un bambino di otto anni? Eppure, ce lo dicono diversi studi, è proprio a quell’età che prende forma, cristallizzandosi, il nostro rapporto col denaro.

Tanto che le principali banche d’affari londinesi avevano consigliato di inserire rudimenti di economia nei programmi delle scuole elementari.

La proposta, sostanzialmente ignorata dal governo inglese, ha attecchito invece dall’altra parte del mondo: in Cina, dove il presidente Xi Jinping ha lanciato un’operazione di “alfabetizzazione finanziaria” destinata ai giovanissimi.

Si parte quindi dai banchi di scuole medie ed elementari.

L’obiettivo, spiega l’agenzia governativa Xinhua, è inculcare nei pupilli il valore del denaro, forse anche per proteggerli dalle sirene dei soldi facili di una società ormai ultra-capitalista. Un problema, quello degli investimenti imprudenti, che a quanto pare affligge un gran numero di adulti cinesi.

Si lanciano in mosse avventate sul mercato azionario, si indebitano, restano invischiati in strampalati traffici online.

Quest’anno una donna nella provincia di Zhejiang si è suicidata dopo aver perso in una truffa l’equivalente di 40mila dollari. Non è certo l’unica.

Il dramma di pensionati incauti ridotti sul lastrico è cosa ben nota alle autorità cinesi.

Che per anni hanno provato a porvi rimedio.

“Per noi questa iniziativa ha un grande significato per mantenere l’armonia sociale e la stabilità”, ha commentato Gao Li, la portavoce dell’equivalente della Consob cinese, l’organismo che insieme al ministero dell’Educazione si occuperà di introdurre le materie finanziarie nei programmi scolastici nazionali.

Gli studenti cinesi, notoriamente portati per i numeri, non dovrebbero avere particolari difficoltà.

Il problema semmai viene dopo, da adulti, quando la gestione dei soldi si allontana palesemente da qualsiasi razionalità matematica. Pettegolezzi, presagi, casi evidenti di superstizione.

La borsa di Shanghai, scrive un corrispondente del Guardian, assomiglia a un casinò di Macao.

Il banchiere Yi Huiman, in carica da gennaio a capo dell’ente che regola le Borse cinesi, ha avuto subito un assaggio della natura del suo nuovo lavoro.

All’apertura dei mercati dopo la sua elezione, gli investitori hanno preso il suo nome per un segno del destino.

I titoli delle società che condividevano il carattere Yi — 易 (che significa anche “facile”) sono immediatamente schizzati alle stelle.

Balzi del 5, del 6, del 7 per cento. Poi, le stesse azioni che guadagnavano, sono crollate chiudendo la giornata con aumenti modesti o addirittura in calo.

Che i cinesi si lascino impressionare dai nomi non è certo una novità. Quando Trump è stato eletto alla Casa Bianca, la società Wisesoft Co., che nella lingua locale si legge “Chuan Da Zhi Sheng”, traducibile come “Trump stravince”, ha messo a segno un record di guadagni. Mentre i titoli di Yunnan Xiyi Industrial, in cinese “Zia Hillary”, hanno subito un tracollo del 10 per cento.

E prima di loro, nel 2008, sempre durante le elezioni americane, una società con un nome che in mandarino suona simile a “Barack Obama” crebbe in quattro giorni del 43 per cento. Sarebbe anche divertente, se le tre Borse cinesi non valessero 5,8 trilioni di dollari.

E se, in un momento di rallentamento dell’economia, la Cina non avesse bisogno di più denaro straniero per finanziare società e amministrazioni locali a corto di liquidità.

Ovvio che il governo cerchi in tutti i modi di responsabilizzare i piccoli investitori non professionisti. Che, tra l’altro, oggi costituiscono almeno l’80 per cento del mercato azionario.

E allora meglio cominciare dai primissimi anni di scuola. In soccorso arrivano anche le start-up tecnologiche, con le loro applicazioni per preparare alla finanza i bambini.

Qualche genitore teme di risultare incompetente. “Non capirò nulla dei compiti di mio figlio”, scrive una mamma sul sito di microblogging Weibo. Un papà commenta ironico, ma forse nemmeno troppo: “Bene, adesso avrò qualcuno che mi aiuta col mio portfolio di azioni…” Quella annunciata venerdì scorso, fa sapere la portavoce Gao Li, è soltanto la prima di una serie di campagne nazionali di alfabetizzazione finanziaria.

Più in là, saranno organizzati corsi e conferenze, e sperimentati metodi innovativi come il trading virtuale. Niente paura mamma e papà, nessuno di voi sarà lasciato indietro.

FONTE: FORBES

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