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cigno nero

Come è fatto un cigno nero

Nel 1696 il navigatore  olandese Willem de Vlamingh lascia Amsterdam delle coste sud ovest di Nieuw Holland, per facilitare la navigazione sulla rotta per l’Oceano Indiano dal capo di Sudafrica. Tre navi al suo comando: la Geelvink, la Nyptangh e la Wezeltje.

Alla fine dello stesso anno raggiunge la costa e avvista terra. L’isola che si trova davanti è però coperta da una nebbia fitta che impedisce di comprendere bene cosa si trova davanti e tiene il suo equipaggio in mare per alcuni giorni. Forse per noia, forse per pigrizia, decide comunque di dare un nome alla sua scoperta e battezza il territorio, che non ha ancora avuto modo di esplorare, come Mist Island (isola nebbiosa). Passata la nebbia e finalmente a terra nota un altro elemento coglie la sua attenzione.

L’isola è popolata da ratti giganteschi, che si scopriranno poi una specie di marsupiali chiamati “quokka” e decide di cambiare il nome dell’isola in isola di Rottnest .

Qualche giorno dopo è un altro animale a lasciarlo stupito e dare il nome a un fiume appena incontrato. Per la sua incredulità e il terrore dei suoi marinai, quel corso d’acqua appena incontrato è popolato da cigni neri. Mai visti, mai pensato fosse possibile. Da lì il nome dato all’estuario, Swartte Swaane Drift o come è noto oggi, “Swan River”.

Oggi può sembrare un aneddoto curioso ma all’epoca fece davvero molto scalpore e sull’isola di Perth si può ammirare una statua che raffigura tutto lo stupore del capitano Willem de Vlaminghc dal suo primo incontro con un cigno nero.

Da questo evento parte la riflessione di Nassim Taleb, filosofo, matematico ed esperto di rischi e probabilità, autore della teoria del Cigno Nero e dell’omonimo libro, per evidenziare quello che ritiene un grave limite del nostro apprendimento, basato su osservazioni ed esperienza: negare, e dunque non considerare e prevedere, ciò che non conosciamo.

La tesi di Taleb, che caratterizza il libro in questione – ma è ben presente anche in tutte le sue successive pubblicazioni: Antifragile, Giocati dal caso, Rischiare grosso – è che ignorare questo genere di eventi improbabili, ritenuti tali perché non ancora incontrati nella nostra storia, ci renda vulnerabili perché il mondo è principalmente modellato da questo tipo di eventi. E lo sarà sempre più in futuro.

“L’accelerazione è iniziata durante la rivoluzione industriale, poiché il mondo è diventato più complicato, mentre gli eventi comuni, quelli che studiamo e cerchiamo di prevedere leggendo i giornali, sono divenuti sempre più irrilevanti.” Nassim Taleb

Le tre caratteristiche di un Cigno Nero, secondo l’autore, sono ben definite e devono sussistere contemporaneamente: rarità,  impatto enorme e prevedibilità retrospettiva ma non prospettiva, cioè impossibile da prevedere prima ma che si tende a spiegare come prevedibile quando si verifica.

Questo è quanto definisce Taleb un Cigno Nero e, per certi versi, sembra che il coronavirus che stiamo affrontando rientri in questa descrizione. Ma ci sono alcune considerazioni che dovrebbero dirci che no, non si tratta di un cigno nero.

Per prima cosa l’imprevedibilità.

Per imprevedibilità Taleb indica qualcosa al di fuori dall’ordinario, di mai incontrato e dunque neppure immaginabile. Per spiegarlo Taleb fa un’analogia con il mondo del business.

“Pensate alla «ricetta segreta» per ottenere un grande successo nel settore della ristorazione. Se fosse nota ed evidente qualcuno l’avrebbe già proposta e sarebbe diventata banale. Per ottenere un grande successo nella ristorazione è necessaria un’idea che l’attuale popolazione dei ristoratori non possa concepire con facilità. Dev’essere lontana dalle aspettative. Più la riuscita di una simile impresa è imprevista, minore è il numero dei concorrenti e maggiore è il successo ottenuto dall’imprenditore che la mette in pratica. La stessa cosa vale per il settore calzaturiero, per quello dell’editoria e per qualsiasi altra attività imprenditoriale, nonché per le teorie scientifiche: a nessuno interessa ascoltare banalità. In generale, il successo di un’impresa umana è inversamente proporzionale alla sua prevedibilità.”

Cambiando campo, l’esempio emblematico e più semplice da comprendere è l’attentato dell’11 settembre 2001 a NYC.

Oggi ci appare comprensibile, nella sua tragicità, il fatto che qualcuno possa utilizzare un aereo di linea come strumento per un attentato. Così come sembrano logiche e scontate tutte le innovazioni in termini di sicurezza negli aeroporti e sui voli: porte corazzate in cabina, divieto di introdurre liquidi a bordo, controlli più accurati prima dell’imbarco e body scanner.

Ma prima? Chi ci avrebbe pensato prima?

Al pari del capitano Willem de Vlamingh e dei suoi uomini, nessuno lo riteneva immaginabile.

Detto questo, possiamo dire che l’emergenza che stiamo affrontando abbia le stesse caratteristiche?

Prima di rispondere, provare a leggere questo.

“La gente stava collassando e morendo ovunque. Gli ospedali erano pieni e allontanavano i pazienti, che offrivano enormi tangenti per entrare.

Le persone si evitavano a vicenda, allontanando la testa se dovevano parlare, isolandosi.

Gli eventi sportivi sono stati cancellati. Teatri chiusi. La stretta di mano fu resa illegale a Prescott, in Arizona, mentre Philadelphia si affrettò a creare altri sei obitori. Le famiglie hanno messo carta crespa sulle porte per segnalare una morte all’interno – ed era ovunque.”

È un passaggio de La Grande Influenza, il libro di John M. Barry che racconta l’influenza spagnola.

Quell’epidemia di influenza spagnola del 1918, uccise almeno 50 milioni di persone in tutto il mondo, e da allora è stata il punto di riferimento per le pandemie.

Walter Reed Hospital reparto influenzale durante l’epidemia di influenza spagnolo del 1918-19, a Washington DC. Photo: Everett Historical on Shutterstock

Per decenni – ha scritto l’altro ieri l’opinionista Nicholas Kristof, sulle pagine del New York Times, riportando proprio il passaggio del libro – gli esperti di salute pubblica hanno chiesto preparativi per un altro “grande” – eppure non sono mai stati fatti preparativi adeguati.

Senza tornare al 1918, sono passati diciassette anni dalla SARS, abbiamo avuto ebole, aviarie, suine, Nipah. Virus di tutti i tipi.

L’allarme era già suonato molte volte.

Non sono le cose che non sai a metterti nei guai. È quello che dai per certo che invece non lo è. (Mark Twain)

FONTE: SEBASTIANO ZANOLLI

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