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SALVAGENTE ALLE IMPRESE

12 Nov 2020, by Your Solution in Concordato, Maurizio Poli -Educatore Finanziario, Your-Solution

SALVAGENTE ALLE IMPRESE

Imprese salve in barba al fisco

Alle aziende gravate da tasse e contributi arretrati, sarà possibile ottenere l’omologazione di concordati preventivi e accordi di ristrutturazione indipendentemente dal via libera del fisco e degli enti di previdenza

Sì al salvataggio delle imprese insolventi pressate dai debiti fiscali e contributivi.

Diventerà, infatti, possibile ottenere l’omologazione di concordati preventivi e accordi di ristrutturazione anche quando il voto del fisco e degli enti di previdenza è determinate per ottenere la maggioranza dei creditori.

La condizione essenziale sarà potere dimostrare che la liquidazione del proprio patrimonio nell’ambito del fallimento è meno vantaggiosa della proposta formulata, così dunque il tribunale potrà omologare l’accordo di ristrutturazione dei debiti o il concordato.

Lo prevede un emendamento al dl 125/2020 (il primo decreto sulla fase 2 dell’emergenza Covid) approvato dalla commissione affari costituzionali del senato, che va a modificare gli articoli 180, 182-bis, 182-ter del rd 267/1942 (legge fallimentare, lf) e va ad abrogare il dm 4 agosto 2009 concernente le modalità di applicazione dei criteri di accettazione della transazione fiscale da parte degli enti previdenziali nell’ambito delle procedure relative agli accordi di ristrutturazione e ai concordati preventivi.

Una vera rivoluzione e una soluzione che anticipa e migliora i criteri già previsti dal nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (dlgs 14/2019, Ccii) che però sarebbe entrato in vigore il prossimo 1° settembre 2021.
L’emendamento al dl, che è ora all’esame dell’aula del senato, introduce il comma 1 bis all’art. 3: si aggiunge al quarto comma dell’art. 180 lf la previsione che il tribunale provveda ad omologare il concordato preventivo ex art. 160 e ss lf anche in mancanza di voto da parte dell’amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie quando l’adesione è determinante ai fini del raggiungimento delle maggioranze di cui all’articolo 177 lf e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione del professionista di cui all’articolo 161, terzo comma, lf la proposta di soddisfacimento della predetta amministrazione o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.
Quanto agli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis, lf viene aggiunto un ulteriore periodo al quarto comma, che permette di fatto analoga opportunità, poiché il tribunale potrà omologare l’accordo anche in mancanza di adesione di erario, Inps e Inail quando l’adesione è decisiva ai fini del raggiungimento della percentuale di cui al primo comma dell’art. 182 bis e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione del professionista incaricato dal debitore, la proposta di soddisfacimento è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.
Infine, anche la disposizione della legge fallimentare che si occupa della transazione fiscale ex art. 182-ter viene riformata nel senso di chiarire che i crediti di natura chirografaria che possono essere stralciati sono anche quelli degradati per incapienza quando il professionista indipendente attesta, relativamente ai crediti tributari o contributivi e relativi accessori, la sussistenza della convenienza del trattamento proposto dal debitore rispetto alla liquidazione fallimentare.

Diviene, così, competente il solo tribunale a valutare l’attestazione del professionista e le ragioni di convenienza della proposta.

L’adesione all’accordo o il voto nel concordato preventivo da parte dell’Agenzia delle entrate o degli enti di previdenza e assistenza non condizioneranno più l’esito dei percorsi di ristrutturazione delle imprese in crisi poiché i crediti stralciati varranno anche ai fini del calcolo delle maggioranze necessarie all’omologazione delle procedure attivate dal debitore.

A suggellare le ipotesi certamente favorevoli per le imprese in crisi si aggiunge l’abrogazione del dm 4 agosto 2019 che di fatto fa venire meno gli effetti perversi del predetto decreto che obbligava l’Inps a rifiutare le transazioni quando buona parte dei debiti non veniva pagata integralmente.

Le nuove norme che entreranno in vigore al momento della conversione in legge del dl 125/2020 saranno immediatamente operative in quanto si tratta di norme processuali che potranno essere applicate dai tribunali in tutti i procedimenti non ancora omologati e quindi anche per quelle procedure tutt’ora pendenti. Determinante diverrà il lavoro del professionista indipendente, che ai sensi degli artt. 161, comma 3, 182-bis e 182-ter lf dovrà di fatto applicare i criteri previsti dall’art. 160, comma 2 lf i quali richiedono di dimostrare che i beni gravati da privilegio non siano sufficienti a pagare integralmente i credito garantito, cosicché la parte incapiente degrada al chirografo e può essere stralciata.

Tutto dipenderà, dunque, dalla perizia redatta dal professionista designato dal debitore che si assumerà le responsabilità di attestare la convenienza del trattamento proposto rispetto all’alternativa liquidatoria che deve confrontare lo scenario realisticamente prevedibile in un contesto alternativo fallimentare.

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