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OBBLIGAZIONI TURCHE

TURCHIA : OBBLIGAZIONI E LIRA TURCA

16 Ott 2019, by Your Solution in educazione finanziaria, LIRA TURCA

E’ “sell-off” sui bond della Turchia sulle sanzioni USA, il peggio deve arrivare
Obbligazioni turche in picchiata con gli attacchi ordinati dal presidente Erdogan in Siria contro la minoranza curda.

I rendimenti s’impennano e la lira turca cede, ma potrebbe essere solo l’inizio.

Obbligazioni turche in picchiata con gli attacchi ordinati dal presidente Erdogan in Siria contro la minoranza curda. I rendimenti s’impennano e la lira turca cede, ma potrebbe essere solo l’inizio.
Il presidente Donald Trump ha emanato un ordine esecutivo con cui commina sanzioni ai danni di tre ministri della Turchia, al contempo rialzando i dazi sull’acciaio al 50% e interrompendo i negoziati commerciali su 100 miliardi di dollari di esportazioni da Ankara verso gli USA.

La Casa Bianca, anche tramite il vice-presidente Mike Pence, chiede l’immediato cessate il fuoco in Siria al presidente Recep Tayyip Erdogan, ponendo fine alla “crisi umanitaria” accusata dalla minoranza curda.

E le tensioni geopolitiche si sono immediatamente trasferite sui mercati finanziari. In questo mese di ottobre, la Borsa di Istanbul ha ceduto oltre il 10%, mentre la lira turca contro il dollaro ha perso il 4%. Male anche i titoli di stato, con il decennale ad essere passato dal rendere il 13,20% al 15,18% e il biennale dal 13,45% al 15,44%.

Quali conseguenze per i bond della Turchia dalle incursioni in Siria contro i curdi?

Il forte ripiegamento delle obbligazioni di stato interrompe un “mood” positivo che andava avanti, pur tra alti e bassi, dal maggio scorso.

Obbligazioni turche in picchiata con gli attacchi ordinati dal presidente Erdogan in Siria contro la minoranza curda. I rendimenti s'impennano e la lira turca cede, ma potrebbe essere solo l'inizio.

 

I cali potrebbero essere momentanei, nel caso in cui Washington riuscisse a convincere l’alleato della NATO a cessare le operazioni militari in Siria, altrimenti sarebbero solo l’inizio di una spirale negativa, se è vero che Trump, noto certamente per le sue esternazioni un po’ sopra le righe, ha twittato di essere pronto “a distruggere l’economia turca”.

Improbabile che si arrivi allo scontro totale con Ankara, ma i mercati non apprezzano le incertezze.

Che il “sell off” di questi giorni abbia molto a che vedere con i crescenti rischi di cambio percepiti all’estero lo confermerebbe l’andamento non così negativo delle obbligazioni sovrane turche in dollari.

Il titolo con scadenza nel settembre 2022 offre il 5,95%, un’ottantina di centesimi in più rispetto a fine settembre. Quello che scade nel marzo 2024 rende poco meno del 6,05%, una ventina di centesimi in meno in un paio di settimane, mentre il febbraio 2034 viaggia quasi al 7,20%, +60 punti base.

Lira turca driver per bond
Dunque, gli investitori si mostrano preoccupati non tanto dell’accresciuto rischio di credito, quanto dell’andamento della lira, che si avvicina in prossimità di 6 contro un dollaro, sebbene non segnali ad oggi alcun collasso che somigli a quanto accaduto nell’estate scorsa.

La domanda sull’obbligazionario probabilmente continua ad essere sostenuta dall’attesa per un nuovo maxi-taglio dei tassi, visto che l’inflazione a settembre è scesa per la prima volta in due anni sotto il 10% e che il costo del denaro sia ancora al 16,50%, ben al di sopra anche dell’inflazione attesa per fine anno, in area 12%.

Bond Turchia in dollari e maxi-cedola 8%, rialzi a doppia cifra in 6 mesi

Il ciclo di allentamento monetario, tuttavia, diverrebbe molto meno scontato nel caso di inasprimento delle tensioni geopolitiche.

Se il cambio collassasse, a quel punto le aspettative d’inflazione tornerebbero a rinvigorirsi e i tassi non potrebbero più essere tagliati, colpendo proprio le obbligazioni turche, che anche a questi livelli di rendimento scontano un altro taglio del costo del denaro.

D’altra parte, se le operazioni in Siria proseguissero, la spesa militare salirebbe e richiederebbe ulteriori emissioni di bond, la cui maggiore offerta amplierebbe i cali delle quotazioni, ossia i rialzi dei rendimenti.

fonte: INVESITRE OGGI

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